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Santoro, Carlo M. « MODELLI DI SICUREZZA ». Italian Political Science Review/Rivista Italiana di Scienza Politica 18, no 1 (avril 1988) : 3–39. http://dx.doi.org/10.1017/s0048840200017251.

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Résumé :
IntroduzioneL'impiego di modelli consente di ordinare concettualmente una teoria, oppure una pre-teoria, nel senso che per le sue caratteristiche di rappresentazione schematica (e talvolta anche grossolana) della realtà facilita l'identificazione di tutti gli elementi necessari alla sua impostazione. D'altra parte opera un raccordo fra classi o idealtipi la cui affinità affiora indirettamente, per metodo comparativo, proprio nel quadro della loro diversità. Infine, attraverso la loro potenza esplicativa, per le proprietà di raffigurare una teoria, nonché per la loro semplicità, riduzione di scala, e omissione dei dettagli, i modelli possono far da crocicchio, ovvero da intersezione, anche in seno all'analisi delle Relazioni Internazionali.
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Melai, Fabrizio. « Sul significato del "platonismo" di PeramÀs nel suo Commentarius (1793) ». SOCIETÀ E STORIA, no 134 (février 2012) : 673–88. http://dx.doi.org/10.3280/ss2011-134002.

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Résumé :
Nella sua opera De vita et moribus tredecim virorum Paraguaycorum (1795), l'ex gesuita paraguaiano José Manuel Peramás inserě un Commentarius in cui stabiliva un paragone fra le famose missioni del Paraguay e lo stato utopico di Platone. Questo fatto ha contribuito molto alla fama dello scritto di Peramás e alla sua fortuna in anni recenti. Con questo saggio, l'autore dimostra che il Commentarius si inseriva in un contesto italiano che vedeva il risveglio dell'interesse per le opere politiche di Platone, che Peramás aveva studiato in Spagna, presso l'UniversitÀ di Cervera, alla scuola dell'umanista Finestres. Analizzando poi il contenuto del Commentarius, l'autore ne sottolinea gli aspetti apologetici, che rimandano alle opere di Domingo Muriel, ultimo Provinciale del Paraguay. Peramás voleva infatti contrapporre il modello politico delle Missioni del Paraguay alle realizzazioni della Rivoluzione in Francia, usando l'utopia platonica per riaffermare una politologia tradizionale, con sostanziali legami con la filosofia della Seconda Scolastica, specialmente Francisco Suárez.
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Steude, Wolfram. « Zur Vorgeschichte der "Madrigalischen Kantate" Erdmann Neumeisters ». Schütz-Jahrbuch 23 (24 août 2017) : 43–53. http://dx.doi.org/10.13141/sjb.v2001902.

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Résumé :
Auf Erdmann Neumeister (1671-1756), einen als Theologe markanten Vertreter der lutherischen Spätorthodoxie und gewandten Poeten, geht textlich die Gattung der aus Rezitativen und Arien (später auch Chören und Choralstrophen) gebildeten madrigalischen Kirchenkantate zurück. Neumeisters Kreation baut auf der Leistung des Dresdner Hofmusikers, Komponisten und Poeten Constantin Christian Dedekind (1628-1715) auf, der in zwei Anhängen an geistliche Opernlibretti 1670 und 1676 schon fertige Modelle solcher Kantaten veröffentlicht hatte. Die Herkunft dieses Modells aus der Barockoper des 17. Jahrhunderts wird durch Dedekinds eigene, bisher unbekannte Produktion von mindestens 12 geistlichen Opern unterstrichen. (Autor) Quelle: Bibliographie des Musikschrifttums online
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Palazzani, Laura. « La formazione in Bioetica : modelli e contenuti ». Medicina e Morale 47, no 1 (28 février 1998) : 119–31. http://dx.doi.org/10.4081/mem.1998.842.

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Résumé :
Il problema della formazione in bioetica è estremamente delicato e complesso e presenta due tipi di difficoltà, una di fatto, l’altra di principio. La difficoltà fattuale è legata alla giovane età di questa disciplina e, conseguentemente, alla mancanza di modelli consolidati di insegnamento; le difficoltà teoriche sono, invece, strettamente legate al carattere interdisciplinare (confronto e dialogo tra discipline diverse) e al pluralismo teoretico e pratico (pluralità di concezioni morali e giuridiche) che costituiscono la peculiarità della bioetica. La domanda che l’Autrice si pone è: quale formazione in bioetica? E soprattutto chi, come, quando, formare in bioetica? Ma soprattutto chi formare in bioetica? Occorre prima di tutto individuare i discenti ed operare una distinzione tra una formazione che tende al generale (ed è quindi diretta a tutta la società) e una formazione che tende allo specifico (rivolta a chi opera nel settore socio-sanitario e a chi non opera direttamente o indirettamente nella sanità). Il come formare in bioetica riguarda invece tre settori: il sapere (conoscenza dettagliata della ricerca scientifica e della tecnologia, applicata alla biologia e alla medicina, della struttura socio-sanitaria, della teologia e della filosofia), il saper fare e il saper essere (è importante sapersi calare dal piano teorico-conoscitivo a quello applicativo ed esperienziale, sia dell’agire, sia dell’essere). La questione del quando formare in bioetica non è stata ancora risolta. Anche quella del chi forma in bioetica è ancora in fase di sperimentazione: sarebbe auspicabile una équipe di docenti di materie diverse ma interagenti.
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Meghnagi, David. « "Le parole per dire". Trauma e scrittura nell'opera di Primo Levi ». RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA, no 2 (juillet 2012) : 39–62. http://dx.doi.org/10.3280/rsf2012-002003.

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La formazione scientifica di Levi, col suo linguaggio chiaro e lontano "dal linguaggio del cuore", la tensione morale dei suoi scritti, hanno offerto una combinazione unica di elementi psicologici, stilistici e formali nel dare corpo a una delle opere piů significative di testimonianza che sia mai stata scritta sull'esperienza dei Lager. Per dare fondamento alla testimonianza, Primo Levi fa ricorso a un modello dantesco. Il suo attraversamento di un inferno reale č descritto attraverso una discesa dove l'internamento di Fossoli funge da limbo. Quando le parole di Dante non son in grado ad assolvere il compito, egli ricorre al linguaggio della Bibbia da cui fa sprigionare scintille. La lingua "marmorea" di Levi, la sua prosa asciutta e chiara, hanno una funzione allo stesso tempo etica e letteraria. Collocare Levi in una zona limite posta tra la letteratura vera e propria e l'attivitŕ di testimone, ha contribuito a occultare e rimuovere il problema della responsabilitŕ degli scrittori di fronte ai problemi piů inquietanti del nostro piů recente passato Per molti anni č sfuggito ai piů che "Se questo č un uomo" č un testo letterario oltre che un trattato filosofico antropologico su un'esperienza estrema che l'autore non ha smesso di rivisitare. Sotto questo aspetto il concetto di zona grigia, che nell'ultima sua opera occupa uno spazio dilatato rispetto alla sua prima opera, ha per Levi un valore euristico che oltrepassa la descrizione del comportamento umano in situazioni limite. La zona grigia di Levi assume nell'ultima opera di Levi il significato di un potente strumento conoscitivo che in un duplice gioco di specchi collega la ricerca di Levi alla monumentale ricerca storica di Hilberg alle riflessioni della Arendt e agli esperimenti di Stanley Milgram sull'obbedienza all'autoritŕ.
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Ruggeri, Mirella, Nazario Santolini, Marco Stegagno, Giuseppe Imperadore et Rosa Bruna Dall'Agnola. « Modelli concettuali di qualità della vita ». Epidemiologia e psichiatria sociale. Monograph Supplement 8, S5 (mars 1999) : 12–15. http://dx.doi.org/10.1017/s1827433100000332.

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Résumé :
Lo studio della qualità della vita nei pazienti affetti da disturbi mentali risale ai primi anni '80 (Malm et al., 1981; Lehman et al., 1982; Lehman, 1983; Baker & Intagliata, 1982; Bigelow et al., 1982). Negli stessi lavori compare per la prima volta un tentativo di riflessione teorica sul concetto di qualità della vita in psichiatria: un elemento condiviso dagli autori che si sono occupati di qualità della vita in quel periodo è il superamento delle tradizionali misure legate alla malattia (sintomi, compromissione, disabilità) per includere nell'indagine l'esperienza che il paziente ha della propria condizione di vita; tuttavia, vi sono notevoli differenze tra i vari autori nella concettualizzazione del rapporto tra le condizioni obiettive di vita e la loro percezione soggettiva e circa i fattori che influenzano questa relazione. Descriveremo di seguito alcuni modelli di qualità della vita facendo riferimento alla recente opera di Katschnig et al. (1997).
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Pace, Valentino. « Skulptura u grckom maniru na franackom Mediteranu - ikona Majke Bozije sa Detetom u manastiru Pohoda Marijinog u Trevizu ». Zbornik radova Vizantoloskog instituta, no 44 (2007) : 325–31. http://dx.doi.org/10.2298/zrvi0744325p.

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Résumé :
(italijanski) Il Monastero della Visitazione di Treviso conserva un?icona che vi e giunta da Venezia nel XVII secolo. Non si hanno informazioni sulla sua originaria provenienza o sul suo committente. Datata, da analisi al carboonio 14, effettuate durante il restauro, a un?eta assai alta, tra il 664 e l?886 essa e stata pubblicata di recente come opera bizantina di eta macedone venendo anche identificata con la Vergine 'Ikokyra' di Costantinopoli: In questo articolo si ritiene invece che l?icona sia un tipico prodotto della cultura 'franca' di area mediterranea: All?imitazione di normativi modelli bizantini si congiungono infatti espressioni formali originate in occidente e confrontabili con opere, fra le quali la pala di Santa Chiara ad Assisi tardoduecentesca, simile per l?impostazione spaziale della figura 'iconica' stretta fra le colonnette. Altri confronti di dettaglio confermano la plausibilita di una data duecentesca, comunque non ateriore al 1200 circa. Il suo luogo d?origine puo essere stato un centro mediterraneo di dominio 'franco' o veneziano, non potendosi tuttavia nemmeno escludere del tutto una sua esecuzione a Venezia stessa.
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Vidu, Adonis. « Opera Trinitatis Ad Extra and Collective Agency ». European Journal for Philosophy of Religion 7, no 3 (23 septembre 2015) : 27–47. http://dx.doi.org/10.24204/ejpr.v7i3.103.

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Résumé :
This paper assesses the viability of the model of ‘collective action’ for the understanding of the doctrine of the inseparability of trinitarian operations, broadly conceived within a Social-Trinitarian framework. I argue that a ‘loose’ understanding of this inseparability as ‘unity of intention’ is insufficiently monotheistic and that it can be ‘tightened’ by an understanding of the ontology of triune operations analogically modelled after collective actions of a ‘constitutive’ kind. I also show that attention to the ‘description relativity of action ascriptions’ can potentially move us beyond the impasse of the doctrine of appropriation. Finally, I respond to potential objections.
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Desideri, Fabrizio. « Ontologie statiche e dinamiche. Danto vs. Goodman (e oltre) ». PARADIGMI, no 2 (juillet 2010) : 25–42. http://dx.doi.org/10.3280/para2010-002003.

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Résumé :
Sul problema dell'ontologia dell'opera d'arte si confrontano oggi un approccio essenzialista, che mira a definire le proprietŕ invarianti di ogni opera, e un approccio funzionalista secondo il quale le proprietŕ dell'opera, sono contingenti e dipendono da pratiche simboliche. L'ontologia statica, intensionalista e descrittivistica del primo approccio č ben esemplificata dalla posizione di A. Danto; l'ontologia dinamica, estensionalista e costruttivistica del secondo approccio, da quella di N. Goodman. Dopo una critica diretta principalmente alla posizione di Danto, l'Autore propone una definizione di opera d'arte capace di superare la contrapposizione tra i due modelli.
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Pasquino, Gianfranco. « Il Modello Westminster ». Italian Political Science Review/Rivista Italiana di Scienza Politica 32, no 3 (décembre 2002) : 553–67. http://dx.doi.org/10.1017/s0048840200030409.

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Résumé :
L'espressione «Modello Westminster» è stata variamente utilizzata negli anni ruggenti delle (non)riforme istituzionali in Italia. La quantità e la qualità delle imprecisioni nelle caratteristiche attribuite ad un modello inevitabilmente quasi ignoto in Italia sono state e rimangono notevoli. Al di là della semplice manipolazione politica, le imprecisioni non possono stupire. Da un lato, infatti, non esiste praticamente nessuno studio recente in italiano dedicato al sistema politico della Gran Bretagna (fa ottima eccezione la ricerca di Massari (1994)), mentre, al contrario, sono moltissime le analisi e le ricerche opera degli studiosi inglesi e americani (nessuna delle quali tradotte in italiano). Dall'altro, il sistema politico inglese viene considerato poco interessante, poco problematico e, fra alti e bassi, poco comparabile con gli altri sistemi politici né, tanto meno, con quello italiano. Ricorrendo ad un'espressione spesso utilizzata in Spagna per spiegare i conflitti, le tensioni e la confusione della politica prima del ritorno alla democrazia: «non siamo inglesi». Qualcuno potrebbe credere che esista un solo sistema politico «eccezionale», per la sua storia, per la sua cultura politica, per la sua società multietnica, per le sue istituzioni, vale a dire gli Stati Uniti d'America. Invece, a ben guardare, se un sistema politico merita la qualifica di eccezionale, cioè che fa eccezione rispetto, ad esempio, alle democrazie parlamentari, che nella sua configurazione specifica non si ritrova da nessun'altra parte che, di conseguenza, è difficilmente comparabile e ancor più difficilmente imitabile, è proprio il sistema politico della Gran Bretagna. Ciascuna delle componenti del sistema politico inglese (legge elettorale, sistema bipartitico, strutturazione del parlamento, governo del Primo ministro) può trovarsi, singolarmente presa e considerata, in qualche altro sistema politico, in particolare, nei sistemi politici che chiamerò della diaspora anglosassone: Australia, Canada, Nuova Zelanda. Nessuno di questi sistemi presenta, però, quel complesso di interazioni che caratterizza il sistema politico inglese e che è, in buona sostanza, unico. D'altronde, a riprova di quanto ho appena sostenuto, nessuno dei volumi in esame, scritti da eminenti specialisti, che pure conoscono molto bene anche altri sistemi politici, si affida ad una comparazione per spiegare né la dinamica delle istituzioni, in particolare, il governo del Primo Ministro, e dell'elettorato inglese, né il ruolo mutevole del Parlamento e dei parlamentari (anche se Russell (2000) va proprio alla ricerca di insegnamenti comparati per capire in quale direzione e con quali modalità debba essere riformata la Camera dei Lords). Cionostante, ciascuno di questi libri è, comunque, di per sé molto interessante e molto istruttivo non soltanto per le analisi specifiche che contiene, ma anche perché consente di riflettere in generale sulla trasformazione della politica, sulla sua situazione attuale in Gran Bretagna e sul suo futuro con riferimento sia al modello Westminster sia, nonostante le reali e profonde differenze, alle altre democrazie parlamentari.
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Pelillo-Hestermeyer, Giulia. « Il racconto mediatizzato della vita di Margherita Hack. » Mnemosyne, no 6 (15 octobre 2018) : 14. http://dx.doi.org/10.14428/mnemosyne.v0i6.13693.

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Il saggio si sofferma sull’ibridazione di diverse forme discorsive nel racconto di sé dell’astrofisica italiana Margherita Hack (1922-2013), molto nota all’opinione pubblica sia per la sua opera di divulgazione scientifica, che per le prese di posizione su temi politici, religiosi, etici. Nei suoi interventi pubblici, il racconto di una vita “eccezionale” si inserisce nella trattazione di temi scientifici, politici, o di altro tipo. La “media-biografia” appare come un punto d’osservazione privilegiato per studiare modelli socioculturali e sociolinguistici legati alla figura dello scienziato, e della scienziata in particolare, modelli che vengono rivisitati dalla stessa nella ri-costruzione del suo “personaggio”.
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Wacięga, Sebastian, et Piotr Wróbel. « Wybrane modele dyfuzji innowacji edukacyjnych w regionach a występujące w wybranych z nich modele kształcenia przedsiębiorczości ». Przedsiębiorczość - Edukacja 14 (28 décembre 2018) : 460–72. http://dx.doi.org/10.24917/20833296.14.31.

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Celem artykułu jest przedstawienie dwóch modeli rozprzestrzeniania innowacji edukacyjnych służących rozwijaniu i kształtowaniu kompetencji przedsiębiorczych w regionach oraz wsparcie procesu decyzyjnego dotyczącego wyboru modelu dyfuzji. Pierwszy z modeli nazywamy odgórnym (systemowym, instytucjonalnym), gdyż wykorzystuje on zastane struktury instytucjonalne (np. ośrodki doskonalenia nauczycieli) oraz system szkoleń kaskadowych rozszerzający zasięg użytkowania wypracowanych innowacji edukacyjnych, dzięki szkoleniom trenerów regionalnych. Drugi model rozprzestrzeniania innowacji nazywamy oddolnym (społecznościowym, pomocniczym), gdyż wykorzystuje on oddolną aktywność lokalnych podmiotów (np. organizacji pozarządowych) i opiera się na zasadzie pomocniczości. Pomocniczość zakłada, że dostarczenie innowacyjnych rozwiązań jest odpowiedzią na potrzebę działających już podmiotów lokalnych lub regionalnych i stanowi uzupełnienie oraz metodyczne wsparcie prowadzonej przez nich działalności edukacyjnej lub społecznej. Oba modele zostały przetestowane (obserwacje, studia przypadków) przez Małopolski Instytut Kultury w Krakowie we współpracy z partnerami, w ramach realizacji ogólnopolskich projektów edukacyjnych z wykorzystaniem ekonomicznych gier inspirowanych historią. Projekty te, zrealizowane dzięki wsparciu finansowemu Muzeum Historii Polski (2010, 2015) oraz Narodowego Banku Polskiego (2012–2013), bazowały zarówno na modelu odgórnym, jak i oddolnym. W ich ramach realizowano szkolenia za pośrednictwem ośrodków doskonalenia nauczycieli (model systemowy) oraz lokalne, oddolnie tworzone projekty w kształcie zaproponowanym przez zgłaszających się partnerów w regionach (model pomocniczy).
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Tylusińska-Kowalska, Anna. « La figura di ribelle, ‘un ribelle-modello’ in base alle autobiografie e memorie risorgimentali. » Mnemosyne, no 5 (15 octobre 2018) : 12. http://dx.doi.org/10.14428/mnemosyne.v0i5.13553.

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Nel primo Ottocento si nasceva ribelli, come afferma Giuseppe Ricciardi nella sua autobiografia Memorie di un ribelle, si ovunque, e la conseguenza di essere ribelli era carcere o esilio per chi era più fortunato. Il saggio mette a fuoco le figure di giovani ribelli, alcuni carbonari, altri affiliati alla ‘Giovine Italia’, altri ancora ‘cospiratori indipendenti’, che nel ‘primo Risorgimento’ diedero l’importante contributo alla lotta per l’indipendenza e per l’identità nazionale. Saranno tra di essi figure meno note, eppure senza di loro non si sarebbe compiuta la grande opera risorgimentale. Si sottopone ad un’analisi il loro atteggiamento verso la realtà in cui vissero, i loro ideali, le loro speranze per dipingere un ritratto del ‘ribelle-modello’ dando uno sguardo ai modi espressivi che adoperarono. Grazie alle autobiografie e memorie lasciate ai posteri, oggi possiamo ricostruire e commemorare al contempo le varie fasi del faticoso eppur vincente cammino italiano verso la libertà.
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Mastrofini, Enrico. « Alla ricerca di un modello per la gestione dei progetti di opere pubbliche ». PROJECT MANAGER (IL), no 45 (janvier 2021) : 7–12. http://dx.doi.org/10.3280/pm2021-045003.

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Losappio, Domenico. « Sul commento alla Rhetorica ad Herennium del Codice Sforza ». Rhetorica 34, no 1 (2016) : 55–77. http://dx.doi.org/10.1525/rh.2016.34.1.55.

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Tradizionalmente attribuito a Francesco Filelfo, il commento alla Rhetorica ad Herennium trasmesso dal ms. Varia 75 della Biblioteca Reale di Torino (nel quale, stando al colophon posto in chiusura del manoscritto, fu trascritto da Ludovico Maria Sforza) è in realtà opera di Giovan Francesco Picenardi, che mise insieme vari brani del commento di Guarino Veronese alla Rhetorica ad Herennium. Nel presente articolo si cerca, più precisamente, di individuare quale, fra le molteplici versioni del commento di Guarino, rappresentò il modello per Picenardi.
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Thompson, Brian C. « Opera Production and Civic Musical Life in 1870s Montreal ». Nineteenth-Century Music Review 11, no 2 (décembre 2014) : 219–38. http://dx.doi.org/10.1017/s1479409814000354.

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This article explores the origins and productions of the Société Canadienne d'Opérette et d'Opéra de Montréal, a short-lived opera company active in the late 1870s. Headed by Calixa Lavallée and Frantz Jehin Prume, the Société was established in part as a result of a decree that forbade the use mixed choirs throughout the archdiocese, and consequently made obsolete Lavallée's choir at Saint-Jacques Church. Following the success of their first production, Lavallée and Prume realized that the company might be used as a stepping-stone to the creation of a government-funded music school, modelled on the Paris Conservatoire. This article explores the social and political context in which the Société was created, and details the staging and reception of its productions of Gounod's Jeanne d'Arc and Boieldieu's La Dame blanche. In selecting these works for performance, the organizers responded to demands and constraints of a society accustomed to popular entertainment from the US and under pressure from the conservative and influential Catholic Church. They were works that were feasible to produce and likely to be successful in a city whose population was divided by religion, language and cultural traditions.
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Farina, Mario. « Interpretazione come costruzione. L'arte, il sogno e il mondo degli oggetti nell'applicazione adorniana della psicoanalisi ». COSTRUZIONI PSICOANALITICHE, no 23 (mai 2012) : 43–60. http://dx.doi.org/10.3280/cost2012-023004.

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Questo intervento intende dimostrare la particolare influenza che assume il paradigma psicoanalitico freudiano all"interno della teoria dell"interpretazione di Adorno. Muovendo dall"intenzione di opporsi ai concetti di interpretazione elaborati dalla scuola neokantiana e dalla filosofia ermeneutica, Adorno recupera infatti il metodo della costruzione sviluppato da Freud nell"Interpretazione dei sogni. Nell"idea freudiana di interpretazione Adorno trova dunque una metodologia in grado di evitare l"assunto ontologico dell"ermeneutica e di pensare il processo interpretativo sul modello della lettura dell"opera d"arte.
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Annovi, Gian Maria. « Creazione di una persona : Pier Paolo Pasolini e “la funzione Pound” ». Cuadernos de Filología Italiana 29 (24 juin 2022) : 11–29. http://dx.doi.org/10.5209/cfit.79587.

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Il saggio ripercorre le fasi del complesso rapporto tra Pier Paolo Pasolini ed Erza Pound, indagando le ragioni del passaggio dall’iniziale rifiuto al successivo interesse pasoliniano verso l’autore dei Cantos. Analizzando la famosa e controversa intervista televisiva Un’ora con Ezra Pound, e le citazioni poundiane in Pilade, Salò o le 120 giornate di Sodoma, La nuova gioventù e Petrolio, l’autore dimostra come nell’ultima fase della sua opera, Pound divenga per Pasolini uno dei suoi tanti modelli autoriali, il simbolo di un poeta scandaloso con il quale identificarsi.
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Mouritsen, Henrik. « Pits and politics : Interpreting colonial fora in Republican Italy ». Papers of the British School at Rome 72 (novembre 2004) : 37–67. http://dx.doi.org/10.1017/s006824620000266x.

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POZZI E POLITICA: INTERPRETANDO I FORA DELLE COLONIE NELL'ITALIA REPUBBLICANAL'articolo affronta il rapporto tra Roma e le sue colonie in Italia nel periodo repubblicano attraverso un'analisi dei fora delle colonie e, in particolare, di una serie di pozzi trovati a Cosa, Alba Fucens, Fregellae e Paestum. Le moderne interpretazioni di queste strutture come parte della messa in opera pratica e rituale dei luoghi in cui si tenevano le assemblee popolari viene valutata criticamente e vengono chiariti i problemi metodologici e pratici che riguardano l'applicazione di questa teoria ai resti archeologici. L'esistenza di un modello romano specifico viene messa in discussione, così pure l'applicabilità delle descrizioni antiquarie degli spazi inaugurati (templa) alle strutture coloniali. I pozzi sembrano troppo eterogenei per essere collocati entro un unico modello esplicativo e probabilmente servivano ad un numero vario di attività sia pratiche che rituali.
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Gaj, Nicolň. « Verso un modello unificato in psicologia clinica. Un'analisi storico-epistemologica sullo sviluppo della disciplina ». RICERCHE DI PSICOLOGIA, no 2 (avril 2010) : 73–94. http://dx.doi.org/10.3280/rip2009-002004.

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La psicologia clinica in Italia si č sviluppata sotto l'influenza di svariate sollecitazioni scientifiche e culturali. Come nel resto d'Europa, la spinta della filosofia neo-positivistica permise il delinearsi di una disciplina autonoma, minacciata perň da istanze filosofiche e ideologiche proprie del nostro panorama culturale. La progressiva trasformazione del tessuto sociale e la maggiore soliditŕ scientifica e teorica della psicologia clinica chiamano i professionisti a occuparsi sempre di piů di problemi di rilevanza sociale. Entro questo scenario, risulta centrale la necessitŕ di chiarire e circoscrivere alcune questioni centrali nella definizione della psicologia clinica, quali il rapporto tra clinica medica e clinica psicologica, la specificazione delle caratteristiche dell'erogazione di servizi psicologici, le peculiaritŕ del ruolo dello psicologo clinico nell'operare congiunto con altri professionisti. In considerazione della pluralitŕ di contesti in cui opera lo psicologo clinico e della frammentazione del sapere psicologico, emerge l'opportunitŕ di individuare un frame condiviso, in grado di integrare e coordinare i principali riferimenti teorici e metodologici dell'intervento in psicologia clinica. L'individuazione di tale cornice teorico-metodologica non puň prescindere dalla considerazione di alcune istanze ritenute centrali nella definizione della clinica come dimensione applicativa della psicologia.
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Bellomo, Leonardo. « «Senza metodo e senza imitazione». Proemi e congedi nel poema eroicomico della prima metà del Seicento ». AOQU (Achilles Orlando Quixote Ulysses). Rivista di epica 3, no 2 (31 décembre 2022) : 53–91. http://dx.doi.org/10.54103/2724-3346/19517.

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Résumé :
Il saggio prende in esame la figura del narratore nei poemi riconducibili alla variegata galassia dell’eroicomico e composti entro la prima metà del Seicento. L’analisi si concentra in particolare sulle zone liminari del canto (proemio e congedo) e prova ad evidenziare il modo in ciascun poeta interpreta il ruolo della voce narrante, attribuendole con più o meno frequenza funzioni cognitive e/o metadiscorsive, e conferendole talora tratti autobiografici. Ne emerge un quadro sfaccettato, che conferma l’eterogeneità dei testi ascritti all’eroicomico e il rapporto in ogni opera differente con i grandi modelli cinquecenteschi del Furioso e della Liberata.
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Zainni, Marina. « I modelli di trattamento del DGA nel SerD di Frosinone e nel percorso formativo della Regione Lazio ». SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI, no 1 (avril 2022) : 118–34. http://dx.doi.org/10.3280/siss2022-001010.

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Résumé :
Il disturbo da gioco d'azzardo è un fenomeno i cui fattori di rischio sono mol-teplici e fra essi ricordiamo i fattori di tipo genetico, familiare, psicologico, motivazionale e ambientale. La provincia di Frosinone risulta essere un territorio molto interessato dal fenomeno del gioco d'azzardo a causa delle sue caratteristiche socioeconomiche e della crisi del tessuto produttivo con conseguente aumento della povertà e della fragilità sociale a fronte di un considerevole aumento della disponibilità e accessibilità di luoghi adibiti a gioco. La ASL di Frosinone, recependo le sollecitazioni della Regione Lazio, ha definito un Piano Locale di contrasto al gioco d'azzardo che prevede tre ambiti di intervento: una azione costante di informazione e sensibilizzazione rivolto alla popolazione generale della provincia, con il coinvolgimento degli stakeholder del territorio; una riorganizzazione dei servizi per le dipendenze con la costituzione di equipe multidisciplinari e la definizione di strumenti specialistici di valutazione diagnostica per una presa in carico globale del paziente con disturbo da gioco d'azzardo; la formazione specialistica degli opera-tori dei servizi per le dipendenze.
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Kashani, Neda Alizadeh. « Le regole del gioco narrativo di Umberto Eco : La lettura dei romanzi di Eco alla luce di Sei passeggiate nei boschi narrativi ». Forum Italicum : A Journal of Italian Studies 56, no 1 (26 novembre 2021) : 108–23. http://dx.doi.org/10.1177/00145858211057051.

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Résumé :
Questo articolo è una lettura dei sette romanzi di Umberto Eco da Il nome della rosa (1980) al Numero zero (2015) alla luce delle sei conferenze che ha tenuto alla Harvard University (1992–1993), pubblicate col titolo Sei passeggiate nei boschi narrativi. È un tentativo di trovare la chiave di lettura dei suoi romanzi e le regole del gioco narrativo che nella veste dell’“autore modello” ci pone. Eco, non solo con i suoi romanzi, ma anche con le sue opere di saggistica ci mette in gioco, ci trascina in un labirinto e ci procura dei segnali per guidarci. Eco ha tenuto sei conferenze e ha scritto sette romanzi; ogni conferenza parla di un punto cardine della narrazione e ogni romanzo è una dimostrazione di quel punto. Questo articolo è una rilettura delle sue opere narrative considerando i sei punti cardinali della narrazione da lui definiti: l’autore e il lettore modello, l’intreccio, l’indugio, la fiducia tra l’autore e il lettore, l’enciclopedia richiesta dal testo e la finzione narrativa. Come sostiene Eco, soltanto scoprendo le regole del gioco del labirinto e il sistema creato dal suo autore, ovvero la sua strategia, possiamo scoprire il senso vero di un’opera letteraria.
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Sica, Paola. « Identità, narrativa bilingue e canone letterario (trans)nazionale : Jhumpa Lahiri ». Forum Italicum : A Journal of Italian Studies 54, no 2 (20 novembre 2019) : 608–20. http://dx.doi.org/10.1177/0014585819887350.

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Résumé :
Un esame delle opere di Jhumpa Lahiri induce a chiedersi come possano essere rappresentate varie forme di identità diasporica tramite la narrativa, e quello che tali forme significhino se rapportate a culture diverse, create tramite lingue diverse, oppure recepite da lettori di comunità diverse. Qui, certe opere come Interpreter of Maladies (1999), scritta originariamente in inglese, e In altre parole (2015) e Dove mi trovo (2018), scritte originariamente in italiano, sono studiate come dettagli che prefigurano un disegno più ampio. Incorporando elementi di più culture, esse sono concepite come un indice rivelatore di tendenze sociologiche e letterarie che, sviluppandosi, inducono a criticare modelli universalisti di autorità culturale e a ripensare le dinamiche che sottendono la formazione di molteplici canoni letterari. La prospettiva adottata in questa analisi è sia interna che esterna. Attraverso la prospettiva interna si può risalire al funzionamento testuale, al modo in cui si creano vari modelli di identità, al loro rapportarsi a più memorie culturali, categorie sociologiche e lingue. Attraverso la prospettiva esterna, invece, si può analizzare la ricezione. Si possono valutare ad esempio le risposte di certe comunità ermeneutiche anglofone e italofone, il modo in cui esse includono entro un canone l'opera di Lahiri, oppure la escludono, e perché.
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Petruzzi, Carmen. « Paradossi educativi nel Novecento. Lavoro e memoria di Giuseppe Prezzolini (1882-1982) tra Stati Uniti, Italia e Svizzera ». Historia y Memoria de la Educación, no 17 (18 décembre 2022) : 293–318. http://dx.doi.org/10.5944/hme.17.2023.34622.

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Résumé :
Il saggio analizza gli articoli di Giuseppe Prezzolini pubblicati in Paradossi educativi 1914-1964 (Armando 1964) relativi alle riforme scolastiche italiane, ai modelli educativi e ai programmi scolastici. Nonostante la sua lunga assenza dall’Italia, il giornalista Giuseppe Prezzolini continuò a seguire da lontano i cambiamenti della scuola italiana e arricchì il dibattito contemporaneo con le sue argute osservazioni oltreoceano. Inoltre, attraverso la sua opera, è possibile gettare un nuovo sguardo su alcuni aspetti della storia dell’educazione e della scuola in Italia durante un periodo di cambiamento e, al di là dell’Atlantico, sulla trasformazione della mentalità delle famiglie italoamericane. Nell’anno del quarantesimo anniversario dalla sua morte si ricorda attraverso la sua parola, una figura notevole che visse, scrisse e commentò i grandi eventi del Novecento.
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Jernej, Josip. « Intorno all'analisi sintattica della frase semplice in italiano / ». Linguistica 44, no 1 (1 décembre 2004) : 17–26. http://dx.doi.org/10.4312/linguistica.44.1.17-26.

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Secondo una lunga tradizione confermata anche da opere illustri come la Sin­ tassi italiana di Raffaello Fornaciari del 1881, gli autori delle grammatiche italiane, nel trattare la struttura della frase semplice, adottano una soluzione fortemente influenzata dalla semantica, con i cosiddetti complementi indiretti. Trattasi di un modello che si differenzia completamente da quello adottato nelle grammatiche delle altre grandi lingue europee, come i1francese, il tedesco, il russo, in cui l'analisi della frase semplice è impostata su criteri essenzialmente sintattici.
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Sárközy, Péter. « Fortuna e traduzione delle opere letterarie italiane in Ungheria ». Italianistica Debreceniensis 25 (29 mars 2020) : 20–35. http://dx.doi.org/10.34102/itde/2019/5552.

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Résumé :
La critica letteraria, sia in Ungheria che in Italia, ha prestato grande attenzione alla fortuna e all'irradiazione della letteratura italiana in Ungheria, basti pensare ai tredici volumi, frutto della collaborazione scientifica della Fondazione Giorgi Cini di Venezia e dell'Accademia ungherese delle scienze. L'articolo mira a offrire un'ampia panoramica del successo della letteratura italiana in Ungheria, soprattutto attraverso le traduzioni. L'articolo esamina i vari periodi storici e i movimenti letterari che hanno caratterizzato i contatti letterari tra i due paesi. Fino alla seconda metà del XVIII secolo, l'irradiazione della letteratura italiana si manifestava innanzitutto nell'adozione dei suoi modelli letterari e delle sue formule poetiche nelle opere dei maggiori autori della letteratura ungherese. Il diciannovesimo secolo vide invece la stagione della traduzione dei grandi classici della prima letteratura italiana (Dante, Petrarca e Boccaccio) tradotti di nuovo nel ventesimo secolo, grazie anche all'impegno degli italiani magiari. Infine, l'articolo si concentra sulla situazione attuale, descrivendo le traduzioni di autori contemporanei.
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Romanň, Franco. « Nascita e decadenza della famiglia borghese nella narrativa europea ». COSTRUZIONI PSICOANALITICHE, no 21 (avril 2011) : 151–62. http://dx.doi.org/10.3280/cost2011-021009.

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Résumé :
La nascita, crescita e decadenza della famiglia borghese viene presa in esame analizzando alcuni grandi romanzi della letteratura europea in un periodo di tempo che va dalla metŕ del 1700 per arrivare a oggi. Lo spazio geografico in cui essa nasce č quello che vide la nascita della societŕ moderna prima che altrove e quindi in Inghilterra e in Francia. Solo nel '900 l'estendersi del modello di vita borghese, produce opere altrettanto significative in altri paesi europei e negli Usa.
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Carrosio, Giovanni. « La diffusione degli impianti per la produzione di energia da biogas agricolo in Italia : una storia di isomorfismo istituzionale ». STUDI ORGANIZZATIVI, no 2 (avril 2013) : 9–25. http://dx.doi.org/10.3280/so2012-002001.

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Résumé :
L'articolo affronta il tema della diffusione degli impianti per la produzione di energia da biogas agricolo in Italia, partendo da una lettura di tipo socio-organizzativo. Tale approccio ha consentito di mettere in luce una serie di evidenze emerse da una ricerca sul campo: ovvero, il ruolo esercitato dai fattori istituzionali e dalla formazione di un campo organizzativo strutturato nella produzione di una serie di spinte all'omogeneizzazione delle esperienze di produzione agroenergetica. Questo processo, che viene inquadrato attraverso gli stimoli interpretativi del neo-istituzionalismo e degli studi sugli stili aziendali peculiari della sociologia rurale, ha significato la messa in opera di una serie di modelli organizzativi che hanno determinato, in alcuni casi, uno scostamento significativo tra gli obiettivi delle politiche di incentivazione per le agroenergie – riduzione delle emissioni climalteranti, indipendenza energetica, sviluppo rurale - e i risultati effettivamente ottenuti. Dalla analisi emerge come le spinte isomorfiche abbiano prodotto dei modi di organizzare la produzione di energia ed il suo dispacciamento, decisamente incoerenti rispetto alle motivazioni per le quali le energie rinnovabili vengono incentivate ed inefficienti nel garantire assetti sostenibili per le singole imprese agricole. Si mette in luce, infatti, come le politiche di incentivazione della produzione di energia da biogas abbiano favorito soprattutto il rafforzarsi di uno stile aziendale riconducibile al modello della modernizzazione agricola - caratterizzato da una tendenza all'ampliamento di scala delle aziende ed una marcata accelerazione dell'industrializzazione dei processi produttivi, piuttosto che l'emergere di assetti gestionali basati sulla pluriattivitŕ, dove il sistema di produzione di energia diviene funzionale alla chiusura dei cicli ecologici ed alla creazione di valore aggiunto a partire dagli stessi fattori produttivi. L'analisi compiuta si basa sui dati del censimento degli impianti a biogas realizzato nell'ambito del progetto di ricerca PRIN 2008LY7BJJ_002, che consentono di capire l'evoluzione del settore in modo diacronico, mettendo in luce localizzazione degli impianti, potenza elettrica installata, matrici agricole utilizzate nel processo di digestione anaerobica. Ad una analisi di tipo quantitativo, si č aggiunta l'individuazione di una serie di studi di caso rappresentativi della varietŕ dei modelli organizzativi adottati per la produzione agroenergetica e sono state effettuate diciotto interviste a testimoni qualificati: agricoltori, tecnici, progettisti, agronomi. Le interviste, in particolare hanno permesso di comprendere le varie sfaccettature dei tipi di pressione esistenti in un campo organizzativo popolato da una vastitŕ di figure professionali. In sede di conclusione si ipotizza come, a partire da una revisione dei sistemi di incentivazione, sarebbe possibile contrastare le pressioni che hanno portato il campo organizzativo verso un isomorfismo inefficiente, favorendo la diversificazione degli impianti, dei modi di approvvigionamento, degli utilizzi e delle destinazioni del biogas e dell'energia prodotta da esso.
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Vanessa, Bozuffi, et Luca Barbieri Gian. « L'apprendimento come danza relazionale ». RICERCA PSICOANALITICA, no 1 (décembre 2011) : 97–119. http://dx.doi.org/10.3280/rpr2012-001007.

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Résumé :
Gli Autori, definendo la comunitŕ scolastica come il contesto elettivo di apprendimento, evidenziano quanto proprio attraverso essa si possa giungere ad una reale integrazione sociale degli studenti ad opera dei loro partner di ruolo. Gli Autori propongono una lettura dell'apprendimento in chiave bioniana, declinata anche secondo il modello meltzeriano, come crescita e sviluppo, quindi come cambiamento della persona nella sua totalitŕ, e dunque in modo radicalmente differente dall'apprendimento nozionistico. Considerando inoltre il contributo di Loewald riguardo alla mente, di Bion rispetto alla teoria del pensiero e alla sofferenza psichica poi rielaborato da Meltzer e l'ulteriore contributo di quest'ultimo rispetto alle funzioni emotive, gli A. giungono a considerare il processo di apprendimento come dato emergente dalla relazione. Č quindi attraverso le relazioni attivate nel contesto scolastico che č possibile l'apprendimento ed anche l'integrazione sociale se il docente č in grado di condurre la "danza relazionale" adottando la reverîe professionale.
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Todisco, Vincenzo, et Francesca Cangemi. « “Tandem” : una sperimentazione didattica per promuovere il doppio profilo di competenza ». DIDIT. Didattica dell’italiano. Studi applicati di lingua e letteratura, no 2 (16 novembre 2022) : 207–18. http://dx.doi.org/10.33683/didit.22.02.08.

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Grazie al doppio profilo di competenza, chi opera nel campo dell’insegnamento e delle didattiche disciplinari dispone di conoscenze e abilità sia teorico-scientifiche sia applicative. Un tale profilo è sempre più richiesto nell’ambito delle Alte scuole pedagogiche (ASP). Per raggiungere questo obiettivo è indispensabile avvicinare la pratica alla teoria. Con il progetto “QUATTRO/Tandem_PHGR” l’Alta scuola pedagogica dei Grigioni sta lavorando a un modello che prevede la collaborazione tra docenti, insegnanti di scuola elementare, ricercatrici/ricercatori e studenti/studentesse nell’ambito della didattica disciplinare italiano lingua straniera (L2). L’articolo presenta il progetto nel suo insieme e le modalità secondo le quali, in una prima fase sperimentale, gli e le insegnanti di scuola elementare hanno avuto la possibilità di partecipare alla ricerca didattica e all’insegnamento di moduli di glottodidattica dell’italiano L2. Si presentano e discutono inoltre i dati raccolti per la valutazione della fase sperimentale del progetto.
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Astuto, G. « Dostoevskij : La Russia e l’Europa. Alcune riflessioni sulle opere letterarie ». Язык и текст 7, no 1 (2020) : 6–30. http://dx.doi.org/10.17759/langt.2020070101.

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Résumé :
Сerco di capire le modalità di espressione delle concezioni di Dostoevskij che, per il tramite della «vivente fantasia», traducono i rapporti reali in sistemi di segni artistici, con le inevitabili strutture problematiche interne e le significative contraddizioni. Per gli slavofili, la polarità Russia-Europa si concretizza in due modelli di vita diversi. Dostoevskij, al contrario, riprende le tensioni presenti nel rapporto tra Russia ed Europa, per esempio quello tra popolo e intelligencija, «verità di Cristo» e arbitrio individualistico, e le analizza con un impianto concettuale nuovo e originale. L’elemento «positivo» della concezione dostoevskojana è rappresentato dall’esperienza sociale e dalla capacità di avvertire, proprio per questo suo radicamento, «la frattura con il passato» e la crisi dell’epoca in cui vive. Nell’ambito di tale crisi vanno collocate le drammatiche vicende dell’«uomo del sottosuolo», dei Roskol’nikov e della famiglia Karamzov. Per tali ragioni, si può sostenere che Dostoevskij, tramite il confronto tra Europa e Russia e con la sua visione genialmente penetrante, riesce a individuare i conflitti fondamentali e le tensioni esistenziali dell’uomo contemporaneo, che hanno le radici nel passato e si proiettano nell’essenza problematica del futuro. Da qui deriva anche la diffusione della popolarità della sua opera, e tutto ciò a prescindere dagli aspetti riconducibili all’utopia sociale.
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Lanzalaco, Luca. « LA FORMAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI IMPRENDITORIALI IN EUROPA OCCIDENTALE ». Italian Political Science Review/Rivista Italiana di Scienza Politica 19, no 1 (avril 1989) : 63–89. http://dx.doi.org/10.1017/s0048840200017494.

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Résumé :
IntroduzioneLa progressiva attenzione della scienza politica per le tematiche organizzative sembra essere una tendenza incontrovertibile. Gli attori politici collettivi sono visti sempre meno come delle «scatole nere», dei semplici canali di trasmissione di domande e interessi, e si sottolinea, invece, sempre più come essi siano delleorganizzazioni complessela cui condotta è regolata da meccanismi ed imperativispecificiedautonomie come, di conseguenza, l'individuazione di queste dinamiche organizzative contribuisca in modo determinante alla comprensione del funzionamento del sistema politico nel suo complesso. La configurazione di una organizzazione politicanonè un fatto meramente «tecnico» o «ingegneristico», e men che meno «formale», ma determina l'autonomia e la discrezionalità di cui gode il gruppo dirigente nel ridefinire gli interessi dei gruppi sociali rappresentati e nel «guidare» lamembershipverso determinate mete collettive. Una delle acquisizioni più rilevanti che sono state fatte in questo campo di indagine è che per spiegare le caratteristiche strutturali di una organizzazione politica occorre risalire al modo in cui essa è nata, si è formata e si è consolidata. Il concetto distruttura, infatti, appartiene ad una classe di concetti utilizzati nelle scienze sociali — i cosiddettitime oriented concepts— che assumono significato solo in un orizzonte temporalediacronico(Rosenthal 1978). Ciò che si percepisce come «strutturale» al tempo T sono modelli di comportamento e interazioni sociali che sono perdurati e si sono stabilizzati al tempo T-1, T-2, T-3, … T-n, e che per questo motivo diventano elementicostitutividi quella relazione sociale. Quella che potremmo chiamare lafallacy of synchronic reductionismporta a «fotografare» una organizzazione in un dato momento e a considerare tutti i suoi caratteri strutturali in un orizzonteatemporale.Invece, le proprietà strutturali di una organizzazione sono il risultato di scelte organizzative e di processi di adattamento che si sono verificati inmomenti e fasi differentidella vita dell'organizzazione e i cui risultati si sono poi «congelati», «sedimentati», «stratificati» nel tempo. Una semplice analisi del contesto ambientale in cui opera un'organizzazione, come suggerisce l'approcciocontingency, non è sufficiente in quanto organizzazioni con «storie»differentipotranno daredifferentirisposte, in termini di proprietà organizzative, agliidenticiimperativi posti in un dato momento dallo stesso ambiente. Per spiegare le proprietà strutturali di una organizzazione politica occorre quindi integrare opportunamente l'analisistrutturale-morfologica, basata sull'ipotesi che le organizzazioni tendano ad adattarsi razionalmente alla struttura del loro ambiente, con l'analisistorico-genetica, in base alla quale la razionalità degli attori organizzativi è vincolata dalle loro esperienze passate, dallastoriadell'organizzazione e, in particolare, dal modo in cui l'organizzazione stessa è nata e si è formata. L'approccio genetico ha trovato ampie applicazioni nello studio di vari tipi di organizzazioni politiche: i partiti, i sindacati dei lavoratori, i gruppi di interesse, i movimenti collettivi, le organizzazioni terroristiche. Con questo articolo mi propongo di estendere l'utilizzazione, e di dimostrare l'utilità, di questo approccio anche per quanto riguarda l'analisi di un tipo particolare di organizzazioni politiche, che solo recentemente sono diventate oggetto di studio, cioè leassociazioni imprenditoriali.In particolare, mi occuperò dellepeak associations, cioè delle confederazioni nazionali intersettoriali, come la confindustria e le sue omologhe in altre nazioni. Nella prossima sezione traccerò una tipologia dellepeak associationssulla base del loro «modello originario», cioè del modo in cui sono nate, e del loro grado di istituzionalizzazione; nella seconda sezione verificherò la validità di questa tipologia attraverso l'analisi storico-comparata: illustrerò un «modello a dicotomie successive», costruito alla luce dell'evidenza empirica disponibile, per l'analisi dei processi di formazione delle associazioni imprenditoriali, mettendo in evidenza come a diversi processi di formazione siano corrisposti differenti «modelli originari». Nelle sezioni finali, infine, esaminerò i fattori esplicativi che hanno determinato il prevalere di uno o dell'altro dei vari processi di formazione.
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Costantini, Eleonora. « Come si governa il cambiamento ? Un'analisi dei dispositivi di attuazione delle politiche regionali : il caso della formazione professionale in emilia-romagna ». ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE, no 2 (novembre 2022) : 89–119. http://dx.doi.org/10.3280/es2022-002008.

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Questo contributo si pone l'obiettivo di analizzare i modi in cui le Regioni gestiscono il cambiamento, attraverso quali modelli di governance e con quali esiti trasformativi. Per farlo, si è scelto di utilizzare gli atti amministrativi con cui gli enti dispongono la messa in opera delle proprie politiche. Il contesto di analisi è quello della Regione Emilia-Romagna in cui, nel 2015, ha preso avvio un processo di ripensamento «sistemico» (Bianchi, 2018) delle politiche di formazione professionale, culminato - nel 2018 - con l'individuazione dell'Infrastruttura formativa ER-Educazione e Ricerca come uno dei driver principali dello sviluppo locale. L'approccio teorico e la metodologia adottati sono approfonditi nel secondo e terzo paragrafo. Il quarto propone una ricostruzione storica delle politiche regionali in tema di formazione professionale in Emilia-Romagna, come contesto entro cui le trasformazioni analizzate hanno preso corpo. Nel quinto paragrafo vengono restituiti i principali risultati dell'analisi condotta sugli atti amministrativi che trovano sistematizzazione nelle conclusioni.
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Maetzke, Federico Guglielmo. « Francesco Iovino (2021) - La ricostituzione boschiva in Calabria. Modello di riferimento del passato con approcci attuali in tema di tutela del territorio e dell’ambiente. Soveria Mannelli : Rubbettino Editore ». L’Italia Forestale e Montana 77, no 1 (30 mars 2022) : 55–56. http://dx.doi.org/10.36253/ifm-1620.

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Résumé :
“La memoria degli uomini non va al di là degli ultimi quaranta o al più cinquanta anni” cita Francesco Iovino richiamando una nota scritta oramai più di settanta anni fa da Luigi Einaudi, allora Presidente della Repubblica. E penso che a molti, probabilmente ai più, tra coloro che leggeranno il suo saggio sulla “Ricostruzione boschiva in Calabria” non saranno certo note nel dettaglio e nella devastante tragicità le vicende che hanno portato ad una notevolissima opera di rimboschimento e gestione di un territorio ampio e crudelmente degradato. Una regione che oggi appare nuovamente tra quelle con una importante copertura forestale, ma che all’alba del secolo scorso appariva significativamente depauperata dei suoi millenari boschi e ferita da continui, gravi e diffusi fenomeni di dissesto idrogeologico. Il saggio di Francesco Iovino sulla ricostruzione della copertura forestale attuata in Calabria nel secolo scorso costituisce uno strumento sostanziale per capire il passato, non solo nella sua dimensione regionale, ma in una visione che si può raffigurare in ogni altro territorio del nostro Paese, e per guidare, sulla base di quanto fatto, l’opera del presente.
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Maetzke, Federico Guglielmo. « Francesco Iovino (2021) - La ricostituzione boschiva in Calabria. Modello di riferimento del passato con approcci attuali in tema di tutela del territorio e dell’ambiente. Soveria Mannelli : Rubbettino Editore ». L’Italia Forestale e Montana 77, no 1 (30 mars 2022) : 55–56. http://dx.doi.org/10.36253/ifm-1620.

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“La memoria degli uomini non va al di là degli ultimi quaranta o al più cinquanta anni” cita Francesco Iovino richiamando una nota scritta oramai più di settanta anni fa da Luigi Einaudi, allora Presidente della Repubblica. E penso che a molti, probabilmente ai più, tra coloro che leggeranno il suo saggio sulla “Ricostruzione boschiva in Calabria” non saranno certo note nel dettaglio e nella devastante tragicità le vicende che hanno portato ad una notevolissima opera di rimboschimento e gestione di un territorio ampio e crudelmente degradato. Una regione che oggi appare nuovamente tra quelle con una importante copertura forestale, ma che all’alba del secolo scorso appariva significativamente depauperata dei suoi millenari boschi e ferita da continui, gravi e diffusi fenomeni di dissesto idrogeologico. Il saggio di Francesco Iovino sulla ricostruzione della copertura forestale attuata in Calabria nel secolo scorso costituisce uno strumento sostanziale per capire il passato, non solo nella sua dimensione regionale, ma in una visione che si può raffigurare in ogni altro territorio del nostro Paese, e per guidare, sulla base di quanto fatto, l’opera del presente.
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Štefaňak, Ondrej. « Wartości prorodzinne w świadomości młodzieży słowackiej w procesie przemian (2006 – 2011 – 2016) ». Zeszyty Naukowe KUL 63, no 1 (5 octobre 2020) : 23–45. http://dx.doi.org/10.31743/zn.2020.63.1.02.

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Prezentowane studium socjologiczne powstało i pozostaje w dziedzinie empirycznej socjologii moralności, która stara się opisywać oraz wyjaśniać rzeczywistość moralną. Głównym celem tego opracowania jest opis procesu przemian środowiska rodzinnego młodzieży słowackiej oraz jej postaw moralnych w zakresie życia małżeńskiego i rodzinnego. Studium składa się z czterech części. W pierwszej części przedstawione są główne współczesne modele przemian wartości prorodzinnych lub moralności małżeńsko-rodzinnej. Druga część prezentuje przemiany stosunków wewnątrzrodzinnych, trzecia część – przemiany stylów wychowania moralnego, czwarta zaś – przemiany w postawach badanych młodych ludzi w odniesieniu do wybranych małżeńsko-rodzinnych norm moralnych. Opracowanie opiera się przede wszystkim o trzy badania empiryczne, zrealizowane w latach 2006, 2011 i 2016.
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Maulu, Marco. « La cerva bianca e la fata ». Reinardus / Yearbook of the International Reynard Society 22 (16 décembre 2010) : 76–103. http://dx.doi.org/10.1075/rein.22.06mau.

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Il contributo analizza la vicenda resa celebre nel Lai de Guigemar di Marie de France in rapporto alla rielaborazione inedita della stessa condotta nella Legenda e storia di messere Prodesagio, un romanzo fiorentino in prosa risalente alla fine del XIV secolo. In particolare, l’a. indaga i rapporti fra le due opere, con l’obiettivo di individuare le modalità di composizione del testo italiano e le caratteristiche salienti del modello utilizzato nella riscrittura tarda del pattern narrativo comune al Lai: si ricava l’impressione di un “testo” composito nel quale, oltre a tracce dell’opera di Marie, si riscontrano alcune varianti del plot alternative a quelle ricostruibili sulla base del solo Lai, in particolare nel rapporto fra la cerva, la fata e l’eroe.
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Garosi, Linda. « Considerazioni sulla traduzione come processo di adattamento : il caso del volgarizzamento dei Fiori e vita di filosafi e d’altri savi e d’imperadori ». Revista de Filología Románica 39 (3 novembre 2022) : 45–53. http://dx.doi.org/10.5209/rfrm.81701.

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Il presente lavoro prende le mosse dalla riflessione sulla natura e le caratteristiche della traduzione medievale, dal latino al toscano, nel caso dell’opera Fiori di filosafi, per poi avvicinarsi all’esame della configurazione sia dei singoli testi raccolti nella silloge sia dell’insieme unitario formato da florilegi di sentenze e da biografie esemplari. La ricognizione sulla raccolta intende infatti mettere in evidenza le spie di un processo di adattamento del modello mediolatino e del sapere classico piegato sulle coordinate storico-culturali del nuovo contesto laico e cittadino. Per concludere, si cercherà di trovare riscontro di quanto emerso dall’indagine testuale rivolgendo lo sguardo al contesto letterario di appartenenza dei Fiori di filosafi formato da alcune opere volgari in prosa di cui, in area toscana, questi sono parzialemente fonte.
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Taddei, Monica. « e-Leo, archivio digitale della Biblioteca leonardiana di Vinci ». DigItalia 15, no 1 (juin 2020) : 53–68. http://dx.doi.org/10.36181/digitalia-00004.

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e-Leo. Archivio digitale di storia della tecnica e della scienza è stato sviluppato e realizzato dalla Biblioteca Leonardiana di Vinci, centro di ricerca e documentazione per gli studi leonardiani, e prende le mosse dalla volontà di offrire uno strumento efficace di studio e consultazione delle opere di Leonardo da Vinci, oltre che di valorizzazione della collezione. L’esperienza è radicata nella tipologia molto specifica del fondo speciale della biblioteca, che possiede il corpus di tutte le opere di Leonardo da Vinci pubblicate a partire dalla prima edizione del Trattato della pittura del 1651. A partire dal 2007, e-Leo rappresenta l’unica pubblicazione online quasi integrale del lascito leonardiano. Un’importante modifica della struttura interna del codice ed un aggiornamento della grafica nel 2019 hanno reso lo strumento ulteriormente performante e aperto a ulteriori potenziali sviluppi, oltre ad averne consentita la consultazione anche da smartphone e tablet. I dati, rappresentati da testi e disegni, sono ricercabili per mezzo di metodi di ricerca e indicizzazione di contenuti testuali, delle componenti grafiche del documento, di glossari tematici: un apparato che propone un modello integrato e più ampio per il trattamento, secondo criteri affini, di testi manoscritti di argomento tecnico-scientifico del tardo medioevo e del rinascimento.
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Pomarański, Marcin. « Referendum ogólnokrajowe w systemach politycznych Węgier i Albanii : analiza porównawcza ». Annales Universitatis Mariae Curie-Skłodowska, sectio K – Politologia 23, no 2 (17 juillet 2017) : 99. http://dx.doi.org/10.17951/k.2016.23.2.99.

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Résumé :
<p>Celem niniejszego artykułu jest odpowiedź na pytanie o miejsce instytucji referendum ogólnokrajowego w systemach politycznych Węgier i Albanii po transformacji ustrojowej 1989, zarówno w wymiarze legislacyjnym, jak i praktycznym. Zmiany prawne, które nastąpiły w tym okresie, zagwarantowały obywatelom obydwu państw narzędzia do bezpośredniego sprawowania władzy. Jednakże niemal natychmiast zmiany te były ograniczane. W przypadku Albanii zadecydował o tym wieloletni zamęt polityczny, który skutecznie zniechęcił społeczeństwo do aktywności referendalnej. Węgrom uprawnienia te stopniowo odbierały natomiast decyzje poszczególnych rządów zmieniających wielokrotnie ordynację wyborczą. Przedmiotem naszego zainteresowania będą różnice instytucjonalne i prawne determinujące stan demokracji bezpośredniej w obydwu państwach. Główna teza artykułu opiera się na opinii, że Węgry i Albania, niezależnie od ich wspólnych doświadczeń, reprezentują dwa różne modele adaptacji rozwiązań demokracji bezpośredniej.</p>
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Burda, Andrzej, et Zdzisław Hippe. « Modelowanie stanu małych i średnich przedsiębiorstw w warunkach niepewności ». Barometr Regionalny. Analizy i Prognozy, no 3 (21) (11 octobre 2010) : 21–26. http://dx.doi.org/10.56583/br.1363.

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Résumé :
W artykule przedstawiono nową procedurę uczenia i testowania modeli opracowaną specjalnie dla danych niepewnych. Opiera się ona na kombinacji metody resubstytucji ze zmodyfikowanym paradygmatem uczenia i testowania, zwanym przez nas walidacją kolejkową. W początkowej fazie eksperymentu opracowane procedury zostały sprawdzone na niepewnych danych, prze-kłamanych prawdopodobnie w procesie kreatywnej i agresywnej księgowości, odnoszących się do małych i średnich przedsiębiorstw pochodzących z regionu podkarpackiego. W trakcie tych badań zweryfikowano modele uczenia w formie drzew i reguł decyzji. Poprawność klasyfikacji obu typów modeli (drzewa i reguły) oszacowano w oparciu o wskaźnik błędu klasyfikacji. Potwierdzono, że błędy fałszywie pozytywnej klasyfikacji są znacznie większe niż klasyfikacji fałszywie negatywnej. Różnice odkryte za pomocą zaproponowanej procedury walidacji mogą być prawdopodobnie wykorzystane jako sygnał występowania przekłamań w danych poddawanych analizie.
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Ferlini, Flavio. « Atlanti ornitologici, tra successi e fatiche di Sisifo ». Rivista Italiana di Ornitologia 92, no 2 (15 décembre 2022) : 3–6. http://dx.doi.org/10.4081/rio.2022.596.

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Résumé :
Gli atlanti ornitologici sono strumenti importanti sia per acquisire informazioni preziose sulla qualità ambientale, sia per una corretta pianificazione del territorio. Di particolare rilevanza sono poi le indicazioni dei cambiamenti nelle distribuzioni che possono emergere da indagini condotte sullo stesso territorio a distanza di tempo. Prendendo spunto dalla pubblicazione a partire dal 2020 del secondo Atlante degli uccelli nidificanti in Europa (EBBA2) e di alcuni altre analoghe indagini sia a scala nazionale sia regionale, viene brevemente ricordata la storia di questa tipologia di opere e confrontata la situazione italiana con quella di altre nazioni sia europee che extra-europee. Per superare le difficoltà rilevate nel pubblicare i risultati del primo atlante degli uccelli svernanti in Italia, una possibile soluzione è l’adozione del modello semplificato già utilizzato dal Giappone in aderenza ai principi minimalisti della Shibusa.
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Fergonzi, Flavio. « Visitare gli studi d'artista, in parola e in immagine ». L'uomo nero. Materiali per una storia delle arti della modernità 19, no 19-20 (13 décembre 2022) : 62–83. http://dx.doi.org/10.54103/2974-6620/uon.n19-20_2022_pp62-83.

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Si infittiscono, nel ventennio tra le due guerre e specialmente negli anni Trenta, i resoconti giornalistici di visite ad artisti nel loro studio. Lettori di quotidiani o di riviste di cultura né militante né specialistica sembravano gradire queste incursioni di occhi fintamente ingenui in spazi altri: piaceva che lo scrivente assumesse la posizione incuriosita e vagamente scettica del lettore, cui era riservato il privilegio di penetrare nelle officine di lavoro degli artisti più fortunati, e discussi, e premiati alle grandi mostre, Casorati o Martini o De Pisis.Il saggio passa in rassegna una serie di studi di artisti attraverso i resoconti reportagistici e fotografici, evidenziando diverse situazioni possibili all’interno dello studio: dall’artista al lavoro o in posa alle opere disposte o accatastate nello studio, fino alla modella in posa o a riposo.
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Polara, Giovanni. « A proposito delle dottrine grammaticali di Virgilio Marone ». Historiographia Linguistica 20, no 1 (1 janvier 1993) : 205–22. http://dx.doi.org/10.1075/hl.20.1.11pol.

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Riassunto Il confronto fra le teorie grammaticali di Virgilio Marone e quelle correnti nella tarda antichità e nell’alto medioevo è cosa non facile: a differenza degli altri trattati dell’epoca, le sue opere non seguono (e non tentano di seguire) un’organica linea di esposizione, ma procedono per singole osservazioni, ed alternano a parti che possono sembrare riprese dai grandi autori come Donato ed Isidoro, per riaffermare o più spesso per confutare le posizioni da essi espresse, altre e più ampie sezioni completamente innovative, che rispondono solo alle imperscrutabili scelte di Virgilio, quali che ne siano le recondite motivazioni. In questa nota si è cercato di riordinare, nei limiti del possibile, alcuni aspetti delle trattazioni contenute nelle due opere virgiliane, allo scopo di operare un primo confronto con il modello dell’Ars maior, certamente non ignoto al grammatico medievale, che dà il nome di Donato ad uno dei personaggi presenti nelle sue opere e quello di Don, abbreviazione di Donato, al fratello. Ci si è attenuti alla disposizione delle singole parti del discorso, così come sono elencate nell’Ars maior, nelle Epistole e nella parte centrale delle Epitomi, per distribuire la materia in forme più omogenee e più agevolmente sovrapponibili. In alcuni casi è possibile individuare affinità di argomenti (ma assai meno di teorie o di esposizione) che non sono certamente casuali, e potranno essere oggetto di utili ulteriori approfondimenti tendenti ad individuare la tecnica secondo cui ha operato lo scrittore; in altri invece non si è potuto far altro che esporre sinteticamente le sue posizioni, tralasciandone comunque gli aspetti più personali ed anomali. Si è ritenuto comunque che anche questo potesse riuscire utile ai fini di ulteriori ricerche che puntino a delineare con maggiore precisione i suoi rapporti con i testi grammaticali canonici.
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Dolinszky, Miklós. « Revision als Original ? Erfahrungen mit der Erstausgabe von Bánk bán ». Studia Musicologica 49, no 3-4 (1 septembre 2008) : 231–44. http://dx.doi.org/10.1556/smus.49.2008.3-4.2.

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Résumé :
The musical sources and the contemporary press reports do not confirm the statement that Bánk bán , the par excellence Hungarian national opera composed by Ferenc Erkel and first performed in 1861, was finished already in 1852 — a date that became current in the international musicological literature. The instrumentation workshop around Erkel which can be traced as a pendant of the Weimar workshop of Liszt, represents less the artistic weakness of the composer, rather a take-off point for the compositional invention. The method of the division between composition and instrumentation was disqualified from art music only at the time when the conception of the organic musical work and compositional process was widely established. From 1940 on, the original version of the work was substituted by a rewriting made in order to create a vernacular historicopolitical music drama modelled on the late Verdi, Mussorgsky or Borodin, a missing link in the Hungarian music history, retrospectively. The first edition of the authentic score of Bánk bán being before publication and made by the author is based of a revised text from 1866 which is probably derived from Erkel and that was unknown till now.
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Rădulescu, Maria-Venera. « Un voievod valah redat pe cahle placă descoperite la Văleni, jud. Dâmboviţa (sf. sec. XIV- începutul sec. XV) O filă din repertoriul iconografic al cahlelor medievale româneşti ». Cercetări Arheologice 29, no 2 (décembre 2022) : 687–96. http://dx.doi.org/10.46535/ca.29.2.13.

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Studiul prezintă două cahle-placă, fragmentare, nesmălţuite, descoperite întâmplător, în anul 1873, la Văleni, o mica localitate situată în partea de Nord-Est a podişului Getic, la poalele Munţilor Carpaţi, pe valea râului Dâmboviţa. Compoziţia redă un personaj pedestru, văzut frontal, încoronat, înveşmântat în surcot, bogat ornamentat, având pe umeri o mantie îmblănită. Cu mâna dreaptă susţine o lance, în poziţie verticală, iar cu mâna stângă, ridicată, ţine o daga. Realizarea plastică este opera unui meşter popular. Pe baza unor analogii stilistice cu alte artefacte, s-au putut determina modelele care au inspirat creaţia acestor piese. Astfel, în efigiile unor ducaţi emişi de Mircea cel Bătrân (1386-1418), voievodul este reprezentat încoronat, purtând surcot şi mantie, ţinând cu mâna dreaptă o lance, în poziţie verticală. Pentru chenarul cahlelor de la Văleni, meşterul popular s-a inspirat din chenarul pietrei tombale a voievodului Nicolae Alexandru Basarab (1352-1364), lespede aflată în biserica domnească de la mănăstirea Negru Vodă din Câmpulung Muscel. Pe baza acestor date, se poate deduce executarea cahlelor de la Văleni în perioada cuprinsă între sfârşitul secolului al XIV-lea şi primii ani ai secolului următor. În compoziţie, presupunem că este redat voievodul Mircea cel Bătrân.
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Guidarini, Stefano. « Il tradimento delle immagini : il piano Milano Verde del 1938 ». TERRITORIO, no 57 (juin 2011) : 112–24. http://dx.doi.org/10.3280/tr2011-057015.

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Il piano Milano Verde rappresenta un singolare caso di scollamento tra immagine e realtŕ. Questo piano č stato assunto dalla storiografi a architettonica come un vero e proprio modello di riferimento di un razionalismo di maniera ma, ad un'attenta analisi, rivela invece una natura ben diversa. Dietro la sua immagine, nasconde infatti meccanismi attuativi e insediativi molto piů legati alla logica di costruzione della cittŕ ottocentesca e al mercato immobiliare che non alle ricerche sulla casa e i quartieri popolari. La vera natura, sfuggente e contraddittoria, di questo progetto contribuisce a mettere in crisi, con la sua ambiguitŕ tra idealismo e realismo, quel quadro semplicistico dell'architettura moderna fatto di fragili catalogazioni e di rassicuranti luoghi comuni. In questa esperienza ritroviamo inoltre la conferma dell'importanza dello studio delle opere e dei documenti per ricostruire la realtŕ dei fatti e la storia delle idee.
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Łukasiewicz, Dariusz. « Divine Providence and Chance in the World ». Roczniki Filozoficzne 68, no 3 (1 octobre 2020) : 5–34. http://dx.doi.org/10.18290/rf20683-1.

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Opatrzność Boża a przypadek w świecie Celem artykułu jest obrona dwóch tez: pierwszej, że istnienie zdarzeń przypadkowych jest do pogodzenia z istnieniem Boga oraz tezy drugiej, że przypadek może być częścią Bożej opatrzności. Koniunkcja obu powyższych tez nazwana jest w artykule tezą kompatybilizmu. Argumentacja w obronie kompatybilizmu opiera się na danych współczesnej nauki oraz na idei wszechmocnego Boga Stwórcy. Porządek argumentacji w artykule jest następujący. W części drugiej przedstawiony jest historyczny kontekst oraz podstawy doktrynalne pojęcia opatrzności. W części trzeciej omówiony jest argument za nieistnieniem Boga oparty na założeniu głoszącym istnienie zdarzeń przypadkowych w świecie oraz przedstawiona jest krytyka tego argumentu. W części czwartej prezentowane są możliwe modele działania Boga w świecie, w ramach których przyjmuje się istnienie zdarzeń przypadkowych. W części piątej i ostatniej rozważana jest idea Bożej doskonałości obejmującej takie atrybuty jak wszechmoc, wszechwiedzę, doskonałą dobroć i suwerenną wolę Bożą.
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GOLDSTEIN, BERNARD R. « THE MAKING OF ASTRONOMY IN EARLY ISLAM ». Nuncius 1, no 2 (1986) : 79–92. http://dx.doi.org/10.1163/182539186x00520.

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Abstract<title> RIASSUNTO </title>Lo studio dell'astronomia in Islam iniziò nel tardo ottavo secolo con influenze provenienti dall'Iran e dall'India. Durante il nono secolo si diffusero metodi e testi greci che condussero a un « rinascimento » nell'attività astronomica. Il centro di questa attività, che ebbe il sostegno (fra gli altri) del Califfo al-Ma'mūn, fu Bagdad. Nonostante la mancanza di testi sopravvissuti, possiamo ricostruire i risultati ottenuti in questo periodo dalle opere di al-Bīrūnī (morto ca. 1050), e di altri autori successivi. Conviene notare che un numero consistente di parametri basati su nuove osservazioni furono migliorati ma che i modelli sottostanti non furono mai messi in discussione. Il presente articolo propone 1) gli astronomi appartenevano alla classe media colta dei centri urbani della quale condividevano i valori e 2 che un pieno apprezzamento delle imprese di questi scienziati richiede una familiarità con il contesto in cui lavoravano.
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